Donne e lavoro sono da sempre un binomio difficile, su cui si scontrano opinioni diverse intorno ai temi della conciliazione tra professione e famiglia. Se le donne ancora faticano a superare il gap che le separa dai colleghi uomini, un punto di vista interessante arriva da Accenture.

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Il mercato è profondamente cambiato negli ultimi anni e, per cercare lavoro, bisogna mettersi a lavorare…

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Nella fabbrica del futuro non ci saranno solo operai 2.0 capaci di gestire macchine sempre più sofisticate, ma anche e soprattutto professionisti del digitale, che si occuperanno di tradurre i progressi tecnologici e i nuovi prodotti in opportunità per interagire con clienti, partner, fornitori e collaboratori in modo del tutto nuovo – sfruttando le enormi potenzialità del web, del mobile e del mondo social. Ben poco valore porterebbe l’Industria 4.0, se l’innovazione non arrivasse anche a trasformare l’intera azienda, incluso il marketing e la comunicazione!

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Le tecnologie digitali si imparano a scuola o, almeno, così dovrebbe essere. Il mancato accesso alla Rete in molti istituti, l’assenza di una formazione adeguata per gli insegnanti e la carenza di risorse non permette al nostro sistema scolastico di dare ai ragazzi l’abc dell’alfabeto digitale, con le conseguenze che tutti conosciamo quando, terminati gli studi, arriva il momento di cercarsi un lavoro.

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Gli studi professionali sono pronti per la trasformazione digitale? Non sempre. Se i costi da sostenere possono rappresentare in molti casi una barriera, il problema più diffuso è di natura culturale. Ben poche sono infatti le realtà che hanno al proprio interno la maturità e il know-how per implementare con successo progetti digitali.

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Secondo Eurostat, in Italia oltre 550mila persone sono occupate in questo comparto, di cui quasi l’85% sono uomini. Le prospettive per il prossimo futuro sono decisamente interessanti, considerando che l’Unione Europea ha stimato quasi 900mila posti vacanti nel digitale che andranno colmati entro il 2020.

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Quali sono i social più amati dagli italiani? Passiamo più tempo su Facebook o YouTube? Un’analisi puntuale arriva da Vincenzo Cosenza, esperto di social media e strategist di BlogMeter, che ha analizzato i flussi di utilizzo nel 2015 partendo dalla Total Digital Audience di Audiweb / Nielsen.

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Sempre più connessi in mobilità. In occasione dello Iab Seminar ‘People are mobile’ (qui), Audiweb conferma che sono oltre 32 milioni gli italiani che navigano in Rete da smartphone, ovvero il 68% della popolazione tra gli 11 e i 75 anni, con un aumento del 45% negli ultimi due anni. Quasi 13 milioni le persone che invece accedono a Internet da tablet, pari al 26,8% della popolazione.

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